25 Aprile
Io ho paura, paura di non avere paura.
Eppure vedo scene di distruzione, di desolazione, di strazio infinito.
Città rase al suolo, edifici bruciati e distrutti.
Non ci voglio credere, mi dico che non è possibile. Non ha senso.
Non posso credere che sia tutto cosi’ terribile, che ci sia ancora una umanità capace solo di distruzione, di dolore, di cattiveria, di soprusi.
Non arrivo o meglio non voglio distruggermi l’anima nel sentire il dolore di chi ha perso tutto.
Non ce la faccio, non reggo, mi devo fermare prima, alla distruzione. Non voglio avere paura.
Il dolore della disperazione lo percepisco, lo sento, ma non lo voglio vedere, non lo reggerei.
Non è una nuova guerra e non è diversa da tante altre in altri luoghi con o senza gli stessi attori.
Ma per l’impetuosità degli eventi, il precipitarsi della situazione, la sensazione di distruzione totale, quotidiana, mi sembra piu’ violenta che mai.
La mancanza di qualsiasi iniziativa diplomatica, l’assenza di una volonta’ comune o trasversale di ricerca di una soluzione di pace, mi sconvolge.
Quasi irreale la mia vita comoda, la mia casa pulita, l’acqua corrente.
Quando un vaso rotto, un bicchiere in frantumi sembra già una tragedia.
Eppure sono qui a ripensare al mio pacifismo, al “fate l’amore non fate la guerra” come uno slogan ormai obsoleto. E la libertà come un diritto acquisito per sempre, impensabile imbracciare un fucile per difenderlo.
Non capisco nulla di guerre, ma so che in ogni guerra c’è sempre l’oppresso e l’oppressore, e non importa se qualche oppresso è stato oppressore in passato.
E in guerra non sempre vale la dottrina del male minore, perche’ un male anche se minore è sempre un male.
Non è una divisione di popoli, ma lotte di potere, perche’ poi viviamo tutti sotto le stesse stelle. Amiamo allo stesso modo figli e compagne. Vogliamo vivere in pace, respirando la stessa aria.
Volgiamo il rispetto del diritto all’autodeterminazione.
E io, nonostante tutto, ho paura di non avere paura, di guardare tutto con distacco, per non avere paura davvero.
Maledetto me. Impara la paura, la commiserazione, la comprensione, condividi quegli sguardi di terrore, rispetta la dignità di chi ha perso tutto..
Guarda dritto negli occhi quelle facce annerite dal fumo delle esplosioni.
Perche’ si, si puo’ combattere e morire per la libertà.
Come hanno combattuto i nostri padri, i nostri nonni.
“Erano uomini comuni che hanno vissuto al di là della vita comune, animati da un desiderio infinito di pace.
Non erano combattenti e combatterono. Perché il primo diritto di ogni uomo è quello di lottare contro l’inumanità della propria condizione, contro la mancanza di futuro.
Fate agli uomini ogni sorta di sopruso, perseguitateli, affliggeteli: sopporteranno, risorgeranno. La persona umana ha in sé straordinarie energie che sono forse l’espressione della sua sacralità.
Ma togliete a un uomo la speranza e lo avrete svuotato, annichilito, vinto.
Viva la lotta di Liberazione.”(cit. G. Tampieri)
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MI piace pensare che la libertà non sia un diritto acquisito, ma un privilegio, e per me una sensazione di leggerezza, quasi di piacere.
Libero di pensare, di scrivere, di uscire o di restare.
Ma anche libero di mangiare, di scegliere, di vivere o morire.
Dedico questo pensiero a tutti gli arroganti che puntualizzano, agli isterici che si inalberano, ai benpensanti che giudicano. Loro non sanno, poverini, di avere il privilegio di poter essere arroganti, isterici e benpensanti. Loro non godono…